sabato 15 luglio 2017

Ritrovarsi. Tu e io.

Il senso segreto delle cose. Lawrence Ferlinghetti
minimum fax. La mia copia
C'ero una volta io adolescente che leggevo On the Road di Jack Kerouac e sognavo l'America, e poi ero al ginnasio che scoprivo Spoon River dopo aver capito che Pavese era molto di più dei libri letti a scuola e con lui arrivai a Fernanda Pivano, che guarda caso era proprio lo stesso nome che trovavo nella prefazione di On the road. Così lessi tutto quello che trovavo sui beat, anzi prima imparai chi fosse uno scrittore beat, poi li andai a cercare ovunque potessero arrivare le librerie della mia piccola città e non ultime quelle dentro casa mia.
C'era una volta il periodo in cui i cerchi quadravano, e cerchiavano anche, intorno a me, dando e ricevendo significato. Erano gli anni '90, andavo a scuola e sognavo moltissimo, a occhi aperti, davanti alla finestra o camminando mentre tornavo a casa, avevo un milione di desideri e nessuna idea su come realizzarli.
C'era una volta la poesia e il poeta del mio cuore, che anche lui è americano e anche lui è un beat, ed è anche un po' italiano, si chiama Lawrence Ferlinghetti ed è ancora vivo, dal 1919 a oggi. Appartiene alla generazione dei miei nonni di cui il più vecchio era del 1914 e la più giovane è qui dal 1924, così i beat e anche Fernanda Pivano, Pavese no, lui era un po' più grande, a metà tra Hemingway e gli altri. 
Insomma tutte queste persone erano lontane da me nello spazio, ma non troppo nel tempo, visto che ci divideva solo la strana generazione dei miei genitori. 
Eccomi lì con Il dottor saxI sotterranei, a comprare Howl di Allen Ginsberg alla City Lights Books di Firenze, emozionata come se tutto dipendesse da quel giorno sul lungarno, e scoprivo e leggevo e il tempo passava e il liceo finiva e loro però restavano con me.
Tutta questa storia per dire che quando, qualche settimana fa, ho ritrovato un libro di poesie del mio amato Lawrence, è stato come mordere una madeleine. Chiaramente si tratta di una raccolta pubblicata da una prima minimum fax, che all'epoca per me era miniera di materiali necessari, oltre che prova che non ero sola in quell'amore vecchio e profondo. 
Il senso segreto delle cose, pubblicato a giugno del 2000,  lo comprai a Roma, in via Nazionale, mentre studiavo diritto civile, spesi 20.000 lire precise, mica poche. Tutto avvenne sette vite fa, ma ricordo benissimo il momento in cui trovai Virginia Woolf in una delle poesie di Ferlinghetti, e siccome se i beat sono padri, lei fa parte delle madri, rimasi in silenzio a guardare quelle righe, e in silenzio ci stavo molto poco già allora. 
La responsabilità extracontrattuale e la poesia, questo ero e questo sono rimasta, un giurista che legge e devo dire che è l'unica cosa che non è cambiata finora. Insieme forse alla mia taglia e al mio numero di scarpe.
La quarta di copertina di questo libro riporta una citazione:

"Tutto ciò che è perso deve essere
cercato ancora una volta"

e oggi la sento chiara, come un ritornello cantato da un libro nato diciassette anni fa esatti, quando tutto era ancora da fare. Eppure non è il passo in cui, questa volta, Ferlinghetti si è reso indimenticabile, lo è invece per un rigo scritto nell'Appendice alla genesi di Dopo lo stridio degli uccelli, un piccolo brano in prosa in cui dice:

"[...] poeta contro la mia volontà, nessun'altra alternativa di vita, niente altro che sia possibile [...]".

Titolo: Il senso segreto delle cose
Autore: Lawrence Ferlinghetti
Traduzione: Damiano Abeni
Editore: minimum fax
Anno: 2000
Prezzo: 20.000 lire


venerdì 14 luglio 2017

Pronti partenza via: cinque libri nello zaino.





Non sono ancora in ferie, ma è qualche settimana che penso a chi portare con me, quali voci e quali storie a farmi compagnia in questa estate che è ormai qui da un mese, e che continuo a vagheggiare come fosse un orizzonte lontano.
Nelle ultime settimane leggo e scrivo molto e pubblico poco, ma tutto avrà poi il suo spazio sul blog, intanto ecco una nuova collaborazione con Goodbook, che vuole curiosare tra le valigie dei blogger: quali libri verranno in vacanza con me? Ed ecco cinque titoli che ho scelto da leggere a letto con la finestra aperta e le cicale fuori, in spiaggia col rumore del mare, in campagna sotto foglie leggere o chissà dove quando sarò libera di dedicare tutto il tempo alle letture, forse addirittura a Roma, con la città che si svuota e che prima o poi smetterà di bruciare.
La selezione è stata dura, ho una pila più alta di me di libri che voglio leggere e che possiedo già, e una lista molto più lunga di romanzi che vorrei recuperare, ma ecco i magnifici cinque per questo zaino in partenza, naturalmente non li ho ancora letti dunque non so dire altro che il motivo per cui li ho scelti.

In uscita dallo zaino:

Le voci del fiume di Jaume Cabré, scrittore catalano contemporaneo che ho trovato al Salone del Libro di Torino di quest'anno su consiglio dell'editore della Nuova frontiera. "Non conosci Cabré? Devi iniziare dal suo romanzo." Ed è così che Le voci del fiume è saltato dallo stand alla mia borsa, da Torino a Roma, da Roma alle Marche e da qui andrà chissà dove per le mie vacanze. Un romanzo lungo che attraversa la Storia del novecento spagnolo, guidato da una figura femminile che si preannuncia indimenticabile. Mi aspetto di scoprire un autore nuovo per me e una voce netta come promette il titolo del suo romanzo, vorrei trovare un racconto intenso come spesso lo sono quelli legati alla realtà.

Un tipo a posto di Miriam Toews, autrice che ho amato a prima lettura, conosco bene tre dei suoi libri pubblicati da Marcos y Marcos e voglio continuare a esplorare questa donna dalla voce distinta, potente e delicata. Le ambientazioni vere e sognanti al tempo stesso, che fanno da palcoscenico e forse completano quel sentire tanto limpido quanto umano e contorto che la Loews fa proprio di ogni suo personaggio. Questo è il suo secondo libro e sono sicura che ancora una volta mi farà ridere e piangere e volare lontano e ascoltare quella persona irresistibile dentro di me che ogni giorno mi impegno a zittire (ma smetterò). 

L'arte della gioia di Goliarda Sapienza, non ho mai letto nulla di questa scrittrice e ho pensato che sarà l'estate del recupero di una delle lacune che mi assillano. Un romanzo dalla gestazione lunghissima, quasi dieci anni a cavallo tra i '60 e i '70, pubblicato interamente nel 1998 da Stampa Alternativa e ora proposto da Einaudi. Ho sentito di lettori travolti da questa scrittura e dalla protagonista, Modesta, persona che non vedo l'ora di incontrare e dalla quale mi lascerò guidare attraverso l'avventura umana, lo scandalo e la formazione personale, perché l'unica cosa che so di questo libro è che sconvolge. 

Una coltre di verde di Eudora Welty, un tuffo tra le storie brevi di una scrittrice che racconta il vecchio sud degli Stati Uniti. Un recupero fatto da una piccola casa editrice romana, Racconti edizioni, che mi ha messo in mano questo libro (sempre al Salone di Torino) e non so resistere, anche perché avrò l'occasione di colmare un'altra terribile lacuna, quella di non aver mai letto Eudora Welty, premio Pulitzer e voce del Mississippi. La sua casa è diventata un museo nazionale e magari, un giorno, sarà la meta di un viaggio estivo, con lo zaino e dentro una nuova ispirazione di lettura. 

Dopo Hemingway di Fernanda Pivano, lei è per me maestra, riferimento, cardine, donna fondamentale, parte della mia costruzione personale. L'ho incontrata letterariamente quando avevo quattordici anni e ho iniziato a nutrire un amore profondo e duraturo per gli scrittori beat, per i poeti beat, per quell'America così potentemente raccontata. Passare per Fernanda Pivano era obbligatorio, ringraziarla anche. Dopo poco divenne lei stessa uno dei miei interessi e la sua chiacchierata con Hemingway con quel "Tell me about the nazis" che lui le rivolse dopo che lei finì in prigione per la traduzione di Addio alle armi, resta, nella mia immaginazione, uno dei momenti più profondi della letteratura vissuta. Così continuo a leggere di lei, e ho trovato questo libro che non ho, pubblicato da Tullio Pironti Editore nel 2000, e dunque ancora una volta ascolterò Nanda parlare di America.

È così che partirò, lasciando a casa copertine e coste e titoli che mi guarderanno con gli occhi spalancati, chiedendo di poter venire con me, di entrare nella mia borsa, ma io, rassicurante come solo le mamme sanno essere, ricorderò loro che è solo un breve saluto, che avremo tutto l'autunno e tutta la vita per poterci vedere. Ogni giorno. 

mercoledì 5 luglio 2017

Con @TwoReaders alla scoperta dell'Umami


Il gruppo è pronto per iniziare la lettura di un nuovo esordio letterario, Umami di Laia Jufresa pubblicato dalle Edizioni Sur e arrivato dal Messico. La scrittrice è stata inserita nel progetto Mexico20, in cui sono selezionati i migliori scrittori messicani sotto i quarant'anni. Umami è un romanzo composto di persone e roteante intorno ai luoghi, scopriremo il significato di questa parola misteriosa e le vite di chi popola l'universo accogliente creato da Laia Jufresa. 

Per leggere con noi si fa così:


  • leggere il libro proposto;
  • seguire il ritmo di lettura giornaliero con indicazione del numero di pagina cui arrivare e dell'ultima frase per i lettori di ebook;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di citazione e possibilità di commentare;
  • @TwoReaders retwitterà soltanto alcuni dei tweet ricevuti, siamo diventati moltissimi e rischiamo di bloccare gli account dei nostri followers facendo il rt di tutte le citazioni;
  • i tweet di citazione (dal cartaceo) devono riportare la pagina di riferimento;
  • non è consentito allegare fotografie del testo, lo scopo del gruppo è condividere il libro nelle logiche di Twitter e dunque in 140 caratteri;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • hashtag per questa lettura è #umami;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è, ovviamente, l'esclusivo responsabile di ciò che scrive e allega;
  • evitare lo spoiler, lasciamo a tutti il piacere di scoprire;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore. 


  • Ed ecco il programma, il ritmo di lettura rispetta il più possibile la struttura del libro:

    mercoledì 5 luglio

    lettura fino a pagina 33 "colpa di Wagner."

    giovedì 6 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 53 "Sarà Noelia."

    venerdì 7 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 66 "il fine settimana."

    sabato 8 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 84 "non mi fa dormire."

    domenica 9 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 96 "la pioggia che cade."

    lunedì 10 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 126 "come ci si sente."

    martedì 11 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 137 "come una bugiarda?"

    mercoledì 12 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 163 "contemporaneo a Mazunte."

    giovedì 13 luglio 

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 183 "hai presente?"

    venerdì 14 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 201 "acqua sporca."

    sabato 15 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 227 "dolce Marina."

    domenica 16 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 247 "già lavanti?"

    lunedì 17 luglio

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    confronto sull'intero romanzo.

    Fine lettura.

    domenica 2 luglio 2017

    A casa di Alice B. Toklas con Fernanda Pivano per la domenica di tè #74





    "Alice riceveva le "celebrità" di tutto il mondo, 
    gli amici dei tempi di Gertrude, morta di recente nel 1946, 
    o gli ammiratori che volevano frugare nei testi della sua leggenda. 
    Li invitava quasi sempre a pranzo, altrimenti li invitava al tè delle cinque, 
    preparando miscele raffinatissime di tè nero cinese 
    mescolato al tè all'arancia allora quasi introvabile 
    e al tè alla rosa che proveniva dagli amici residenti in terre lontane."

    Fernanda Pivano, Alice B. Toklas: due libri di ricordi

    Libro in fotografia
    Titolo: Viaggio americano
    Autore: Fernanda Pivano
    Editore: Bompiani
    Anno: 2017
    Prezzo: 15,00 euro

    Nome: Panpepato
    Tipo: Pu Erh aromatizzato
    Colore: nero
    Provenienza: Cina
    Aroma: chiodi di garofano, anice stellato, cannella
    Negozio: Treabreak

    giovedì 22 giugno 2017

    Mi ricordo. Joe Brainard

    Mi ricordo. Joe Brainard.
    Lindau. La mia copia.
    Eccomi a parlare del primo libro letto tra quelli provenienti il Salone di Torino di quest'anno, quando ho fatto una fruttuosa passeggiata allo stand di Lindau e me sono andata con due titoli di Joe Brainard. Lui era un eclettico artista americano, nato nel 1942, cresciuto a Tulsa, Oklahoma, e diventato celebre a New York per i suoi quadri, i collage, le sculture, i libri. Una persona di cui so pochissimo e che sto imparando a conoscere, complice la lettura di questo libro insolito: Mi ricordo, un'autobiografia che passa dalle immagini rimaste nella mente dell'autore, frazionate e spezzettate, nettamente staccate una dall'altra, alla composizione in mosaico di una vita, di una cultura, di un sentire, di un Paese. 
    Ogni ricordo di Brainard è come un ritaglio dei suoi collage, ogni sua frase è un pixel di colore in uno schermo perfettamente armonico.
    Un libro inaspettato e un primo pensiero banale che salta alla mente del lettore: che ci vuole a mettere insieme una serie di frasette ripescate da qualche riminiscenza, o meglio ancora inventate, che dipingano una persona molto molto interessante e che non ha avuto voglia, tempo e costanza di scrivere un libro vero?
    Ebbene, è vero, non ci vuole niente, se accettiamo come risultato poco più di un (forse) brutto diario da adolescente, ma ci vuole il genio per scrivere Mi ricordo
    Brainard dipinge se stesso e due dimensioni: il tempo, l'epoca in cui cresce e vive, e lo spazio, gli Stati Uniti d'America, e il lettore è lì, che fa amicizia in modo diretto e deciso con tutti e tre i protagonisti del libro.
    Ecco cosa sento dirmi da Joe Brainard: guarda che io non userò il pudore per parlare mi me, userò me stesso, ti infilo nelle mie esperienze più personali, apro la porta e non puoi non entrare e lo faccio in poche righe. E così sono con lui al cinema, in casa, a tavola, a guardare coi suoi occhi, film, alimenti, ascoltare musica, fare gesti, dimenticare momenti. Paul Auster (quell'altro genio), ha scritto una prefazione alla quale è un insulto aggiungere parole, ma questo è un blog e dovrò pur dirlo che rivelazione sia stata questo libro per me, una frase dietro l'altra a comporre un'America che qui da noi si sognava come fosse Eldorado, parole che restituiscono al nostro immaginario quelle cose che tanto abbiamo visto al cinema e in tv, e che quando andiamo a New York ci sembra di conoscere le strade. Ma non solo.
    Leggere questo libro è un po' come essere Joe Breinard e provare interesse per sé stessi e scoprire piano piano che non tutto appartiene solo a lui, anzi, c'è molto di universale in quelle sue righe frazionate, oltre alla sua, personalissima, vita.
    Un libro pieno di spunti, che si legge con calma, perché spesso un ricordo dell'autore apre a uno del lettore e con calma ci perdiamo dentro la nostra esistenza.
    Tanti passi mi hanno colpito, ma moltissimo questo che copio qui sotto, perché mi ha fatto tornare in mente un oggetto al quale nn pensavo da anni e non vedo l'ora di fidare la testa in qualche scatolone per cercarlo:

    "Mi ricordo i portamonete di plastica rossa che stringendo sui lati si aprivano come una bocca."

    Titolo: Mi ricordo
    Autore: Joe Brainard 
    Traduzione: Thais Siciliano
    Editore: Lindau
    Anno: 2014 
    Prezzo: 14,00 euro

    sabato 10 giugno 2017

    Paco Ignatio Taibo II a San Lorenzo con le blogger



    Avere un blog letterario e cercare di gestirlo con costanza a volte faticoso, perché vive a margine del lavoro ordinario, ma regala momenti indimenticabili. Alcuni sono legati ai rapporti con le case editrici che si trasformano in amicizia e collaborazione.
    La nuova frontiera è una di quelle realtà con cui blogger e lettori riescono ad avere uno scambio professionale e umano e ogni tanto con loro organizzo delle colazioni o aperitivi con autori internazionali. La nuova frontiera propone l'incontro e mi incarica di coinvolgere un manipolo di blogger letterari, una volta decisi data, luogo e ora lo scrittore passa nelle nostre mani, o meglio attraverso le nostre domande.
    A Più libri più liberi lo abbiamo fatto con Valeria Luiselli e Alfonso Cruz, qualche settimana fa con Paco Ignatio Taibo II, a San Lorenzo, all'ora dell'aperitivo, con l'editore, l'ufficio stampa, Barbara di Libri in valigia, Simona di Letture sconclusionate, Veronica di Il cassetto dei calzini spaiati, Roberta di Una banda di cefali. 
    Noi birra, lui, Taibo II accompagnato da sua moglie, cedrata Tassoni e sigarette.
    Un ex spagnolo ormai messicano, uno spirito pieno di libertà e umorismo, un libro già pubblicato in Italia anni fa e ora riproposto L'ombra dell'ombra, un pomeriggio di primavera a Roma e la vita da book blogger che esplode. Uscire da un ufficio per andare a chiedere a un grande scrittore messicano quale sia il suo metodo di scrittura, quale la sua disciplina e quale il suo stato d'animo e sentirsi rispondere che nulla si crea con l'ispirazione, perché nessun romanzo nasce senza una giusta dose di ore-culo (cito testualmente) passate seduti a lavorare, è una cosa esaltante. Per me, certo.
    La moglie ha aggiunto che ci sono sere lui scuote la testa dicendo che non sa fare nulla, che è un incapace e certe altre in cui invece le si avvicina dicendo sono un genio!, e il racconto si arricchisce non soltanto delle parole di Taibo II, ma della storia raccontata da chi con quell'autore divide la vita, da diverse decadi.
    Taibo II parla del fermento culturale che c'è in Messico, della diffusa passione per la lettura, delle fiere in cui firma libri a nonni e nipoti, della sua associazione culturale la Brigata para leer en libera, della soddisfazione che riceve dal contatto con le persone e del suo pensiero politico, della sua storia di quella del novecento e dei momenti in cui si sono intrecciate in modo profondo.
    L'incontro si chiude parlando di libri preferiti e lui dice che non comprende la domanda quale libro porteresti in un'isola deserta, perché non ci andrebbe proprio in un'isola senza almeno una biblioteca, e poi chiude con un meraviglioso ma che cazzo è la vita senza passione, sei venuto al mondo per cambiarlo, non per guardarlo.
    Che dire? Grazie!
    Il racconto di tutto è su Twitter e qui la Storify che lo racchiude, impossibile non rileggere L'ombra dell'ombra dopo aver conosciuto l'uomo che l'ha scritto.


    domenica 4 giugno 2017

    La grande invasione continua.





    Sono le 19.08 del 4 giugno 2017, sono sul freccia rossa che mi riporta da Torino a Roma, dopo essere stata a Ivrea, alla Grande invasione
    Per la prima volta scrivo un post in treno ed è completamente reattivo a questi tre giorni che ormai sono un appuntamento fisso, ma che non finiscono di emozionare il mio essere infantile, che ancora cede allo stupore e se ne bea.
    I tre incontri che ho animato come @TwoReaders sono stati carichi di affetto e di pubblico, di lettori curiosi e di emozione, delle parole dei tre libri che abbiamo scelto: Madame Bovary, Mansfield Park, Cime tempestose. Stamattina parlavo dell’amore tra Catherine e Heathcliff, della brughiera, del vento, dell’appartenenza che va oltre i sentimenti ed ero scombussolata e felice.
    In questi giorni ho visto l’obiquità degli animatori del festival, sorridenti a ogni incontro, la partecipazione della città che sempre risponde un presente! forte e chiaro. Ho ascoltato Valeria Parrella sul suo rapporto da lettrice con Annamaria Ortese, e ho pianto commossa, ho ascoltato Domenico Starnone raccontare di quando da bambino, a Napoli, leggeva i romanzi a puntate sulla rivista Annabella di sua madre, e ho riso di tenerezza. 
    Ho conosciuto i sorrisi accoglienti di Alexandra Kleeman, l’autrice americana di Il corpo che vuoi (Balck Coffee), libro che stiamo leggendo con @TwoReaders, sono sprofondata in un teatro bellissimo per le letture di Vinicio Marchioni e Sonia Bergamasco, prima un libro di guerra con le bombe e il sangue, poi uno di pace ritrovata con sé stessi: Anatomia di un soldato di Harry Parker (Sur) e Memoria di ragazza di Annie Ernaux (L'Orma). E mi sono salite le lacrime agli occhi (ancora), in entrambe le occasioni. 
    Ho bevuto una birra con Matteo Nucci parlando di E' giusto obbedire alla notte (Ponte alla grazie), il suo romanzo candidato al Premio Strega di quest'anno, mi ha spiegato la scelta del titolo, un verso di Omero ritradotto proprio da Matteo, che mi ha anche detto una cosa indimenticabile, ha detto che in Grecia esiste ancora la contemplazione, e ho evitato di commuovermi in modo manifesto, ma riflettere sulla contemplazione e sul bisogno umano di esercitarla dà una stretta al cuore. Ho incontrato Laia Jufresa, la scrittrice messicana di Umami (Sur), l'ho guardata raccontare il suo libro e l'ho compresa attraverso la sua traduttrice, Giulia Zavagna, ed entrambe trasmettevano tutta la passione per il loro lavoro, e Giulia restituiva ogni tono di colore delle parole dell’autrice a noi manipolo di blogger letterari, che esercitiamo proprio la passione come ragione esistenziale. 
    Ho ascoltato voci, stretto mani, conosciuto e ritrovato persone, dato abbracci, raccontato cosa sia per me un blog e che senso abbia, ho parlato con Emiliano Sbaraglia del suo libro sul 1977, I sogni e gli spari (round robin) e degli anni di piombo, ho cenato tra le risate, guardato il diluvio universale annegare la città, ma non fermare il festival. 
    Ho avuto il calore dei lettori e nuovi sorrisi, bellissimi e importanti e che mi dicono che questa sia la strada, che è quella giusta, che va bene così.
    Ho ascoltato autori esordienti parlare, felici, del proprio libro e della propria esperienza, ho chiesto in giro quale fosse il valore del festival, cosa fosse La grande invasione e su Twitter ho raccontato la risposta di Alessandra Minervini e che era lì per il suo primo romanzo, Overlove (Liberaria).
    Ho osservato un’organizzazione complessa e i suoi problemi sparire dietro alla bellezza della lettura e all'impegno delle persone, e se qualcuno si chiede perché a Ivrea un’intera città risponda in modo così totale, ecco il motivo, ed è affisso a un muro della città:




    (Dovrei scrivere una lunga lista di ringraziamenti, perché sono molti i cuori che rendono Grande questa Invasione, ma lo farò in privato, qui dico soltanto a tutti: siete tanto tanto bravi!
    Grazie. Tantissime poi per il saluto su Twitter, quello con Harry Potter!)

    martedì 30 maggio 2017

    Memoria di ragazza. Annie Ernaux

    Memoria di ragazza. Annie Ernaux.
    L'orma. La mia copia. 
    Continua la collaborazione con GoodBook, che per questo mese si occupa di L'Orma editore, casa editrice cui sono molto legata e che da qualche anno ha portato in Italia una voce francese che sta diffondendosi sempre di più, ed è quella di Annie Ernaux.
    Dopo Il posto, Gli anni e L'altra figlia, arriva in libreria, e in classifica, un nuovo libro dell'autrice francese che ci sta stregando, con la capacità di scrivere di sè stessa mettendo a nudo la sua verità e offrendosi allo sguardo dei lettori.
    Così avviene anche in Memoria di ragazza, opera, ancora autobiografica, in cui l'autrice fa i conti con Annie Duchesne, la ragazza che era nel 1958, quando per la prima volta si allontana da casa per lavorare come educatrice in una colonia, e inizia a conoscere quel mondo che fino ad allora aveva soltanto vagheggiato.
    Lo stile della Ernaux resta, è affilato e preciso come lo abbiamo conosciuto nei testi precedenti, ma questa volta il connotato della riflessione è del tutto esplicito, il pensiero si svolge durante la scrittura che non viene depurata dei passaggi di maturazione della consapevolezza del proprio essere, passato e presente. Memoria di ragazza è un'autobiografia scritta quasi come un diario, scompaiono le protezioni del romanzo, troviamo date precise, frasi riportate con fedeltà, momenti di intimità quasi domestica, il processo interno di determinazione dei comportamenti, la visione onesta anche di ciò che ognuno vorrebbe dimenticare di sé.
    Annie Ernaux si racconta senza filtri, i primi incontri sessuali, i desideri, le paure, il rapporto, ancora una volta presente, con i propri genitori e l'avvio a quell'emancipazione da un nido in cui non si era mai identificata. Come ne Gli anni torna l'utilizzo delle immagini, vecchie fotografie e cartoline scritte e ricevute diventano un pavimento di pietra su cui puntare i piedi dei ricordi, partendo così dalla solidità del dato reale per raggiungere quella ragazza del passato.
    Annie Ernaux lascia lungo la via il fardello della vergogna, non conosce più il senso di colpa, ricorda pensieri e sensazioni, sa benissimo chi è stata ed è con quella persona che deve confrontarsi, con la donna che viene alla luce in quell'anno remoto.
    Un libro scritto per conoscersi a fondo, per illuminare ogni angolo, e per far questo si riprendono anche gli episodi più sgradevoli, i pensieri sopiti e le voci che hanno ferito.
    Ed è così che Annie Duchesne torna a vivere e il lettore la conosce attraverso le parole senza veli della scrittrice che è diventata.


    Titolo: Memoria di ragazza
    Autore: Annie Ernaux 
    Traduzione: Lorenzo Flabbi
    Editore: L'Orma editore
    Anno: 2017 
    Prezzo: 18,00 euro

    domenica 28 maggio 2017

    Tra i racconti di Virginia per la domenica di tè #73




    "Persino quando lei si domandò che tipo di tè offrivano a Kew, lui sentì che qualcosa si profilava dietro le sue parole e si ergeva ampio e solido dietro di esse, e la foschia si alzò molto lentamente e scoprì - Oh Dio che cose erano quelle forme? - piccoli tavoli rotondi e cameriere che guardavano prima lei poi lui; 
    e c'era un conto che lui avrebbe pagato con una vera moneta da due scellini, 
    ed era vero, tutto vero, si rassicurava lui, tastando la moneta in tasca, 
    vero per tutti tranne che per lui e per lei; 
    persino a lui cominciava a sembrar vero; 
    e poi - ma tutto era troppo emozionante per poter rimanere più a lungo lì a pensare, 
    e tirò il parasole fuori dalla terra con uno strattone, 
    impaziente di trovare il posto dove si prendeva il tè con gli altri, come gli altri. 
    "Su, vieni Trissie, è ora di prendere il tè"
    "Dove mai si prende il tè?" 
    chiese lei, con uno strano fremito di emozione nella voce, 
    mentre si guardava attorno con aria incerta e si lasciava condurre lungo il sentiero erboso, trascinando il parasole, volgendo il capo e qui e là, 
    dimenticandosi del tè, col desiderio di andare laggiù e poi laggiù, 
    ricordando le orchidee e le gru tra i fiori selvatici, una pagoda cinese 
    e un uccello dalla testa color cremisi, ma lui la spinse avanti."

    Virginia Woolf, Kew Gardens


    Libro
    Titolo: Oggetti solidi
    Autore: Virginia Woolf
    Traduzione: Adrina Bottini e Francesca Durante
    A cura di: Liliana Rampello
    Editore: Racconti edizioni
    Anno: 2016
    Prezzo: 19,00 euro

    Nome: Frontier Organic Chung Oolong
    Tipo: purezza
    Colore: oolong
    Provenienza: Cina
    Aroma: erbaceo

    sabato 27 maggio 2017

    Nuove voci con @TwoReaders


    Il corpo che vuoi. Alexandra Kleeman.
    Edizioni Black Coffee. La mia copia.

    Ci siano di nuovo! Eccoci pronti a iniziare una nuova lettura, e in questa fine di primavera ci avventuriamo nel catalogo di una neonata casa editrice: Edizioni Black Coffee.
    Ed eccoci con un libro insolito, Il corpo che vuoi, scritto da Alexandra Kleeman e arrivato da poco in Italia come prima uscita della casa editrice.
    Una voce femminile e un incipit dirompente per condividere ancora un titolo di narrativa contemporanea, e se venite a Ivrea, alla Grande invasione, potrete anche incontrare l'autrice.

    Le regole di partecipazione:


  • leggere il libro proposto;
  • seguire il ritmo di lettura giornaliero con indicazione del numero di pagina cui arrivare e dell'ultima frase per i lettori di ebook;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di citazione e possibilità di commentare;
  • @TwoReaders retwitterà soltanto alcuni dei tweet ricevuti, siamo diventati moltissimi e rischiamo di bloccare gli account dei nostri followers facendo il rt di tutte le citazioni;
  • i tweet di citazione (dal cartaceo) devono riportare la pagina di riferimento;
  • non è consentito allegare fotografie del testo, lo scopo del gruppo è condividere il libro nelle logiche di Twitter e dunque in 140 caratteri;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • hashtag per questa lettura è #corpochevuoi;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è, ovviamente, l'esclusivo responsabile di ciò che scrive e allega;
  • evitare lo spoiler, lasciamo a tutti il piacere di scoprire;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore. 

  • E il programma di lettura:


    lunedì 29 maggio:
    lettura fino a pagina 39 "l'altra metà è morta.";

    martedì 30 maggio:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 64 "tenendomi stretta.";

    mercoledì 31 maggio:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 80 "spezzano i denti.";

    giovedì 1 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 102 "chiedere chi è.";

    venerdì 2 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 123 "è notte fonda."

    sabato 3 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 146 "sopra la sua testa."

    domenica 4 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 164 "oscuro nel sonno."

    lunedì 5 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 184 "nessuno vede.";

    martedì 6 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 205 "né più veloci.";

    mercoledì 7 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 236 "bulbo sotterrato.";

    giovedì 8 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 260 "vivevo un tempo.";

    venerdì 9 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 281 "la odio."

    sabato 10 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 300 "imprescindibile."

    domenica 4 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    confronto sull'intero romanzo.
    Fine lettura.


    mercoledì 24 maggio 2017

    Le pietre. Claudio Morandini

    Le pietre. Claudio Morandini.
    Exorma. La mia copia.

    Le pietre è il secondo libro che leggo di Claudio Morandini, ma dopo Neve cane piede, avevo già sviluppato quel tipo di affidamento che alcuni autori sanno ingenerare nei lettori ed è stato confermato. 
    Un secondo romanzo breve, probabilmente questa concentrazione fa parte dello stile di Morandini, un secondo romanzo di montagna, ma un completo stravolgimento nelle presenze e nelle voci raccontate. Neve cane piede si muoveva sul pensiero del protagonista, Le pietre immerge il lettore in una comunità e nell'intreccio delle vite dei suoi membri. 
    La vita in montagna questa volta si svolge in un continuo andare e venire tra due paesi, Sostigno e Testagno, due nuclei alpini la cui valle ha una storia geologica irregolare, inusueta e che sta esprimendo se stessa alla massima potenza. Ed ecco le pietre. 
    Pietre vive, che si muovono, colpiscono, rotolano, ingombrano e feriscono, sembrano accanite contro una coppia, Ettore e Agnese Saponara, arrivata dalla città. Forse è una rivolta del territorio contro chi non lo capisce appieno, contro chi non lo ha nel sangue. O forse è uno scherzo degli altri abitanti della valle, perché quei cittadini se ne vadano. O magari sono proprio loro a creare la stranezza delle pietre sperando di vivacizzare l'ambiente. 
    Morandini lascia al lettore il suo percorso, inizialmente lo disorienta, poi lo guida, e infine gli consente quello spazio necessario per riflettere, interpretare e cercare, dietro quella nuova storia di montagna, la propria soluzione. 
    Qualcosa di simile accadeva anche in Neve cane piede, ma questa volta la confusione tra ricordi e realtà dell'eremita protagonista del romanzo precedente, lascia il posto a un elemento fantastico dilagante, ma che non si ammanta di magia, bensì, con stupore del lettore, di realtà, perché niente è più tangibile, di un sasso, di una roccia, di una pietra.
    Un titolo al plurale, per una molteplicità di voci: in questo breve romanzo a ogni pietra che spunta o che ruzzola, corrisponde alla storia di un personaggio, o dell'intera comunità, tante le pietre, tanti i pensieri pronti a commentarle.
    Un'altra bella prova di un autore che con pacata determinazione conduce il lettore nello spazio bianco del non detto, laddove l'interpretazione diventa la chiusura della storia.

    Titolo: Le pietre
    Autore: Claudio Morandini
    Editore: Exorma
    Anno: 2017
    Prezzo: 14.50 euro 

    giovedì 18 maggio 2017

    170 anni di Brontë




    Col maggio dei libri quest'anno si parla di anniversari di grandi autori e ce ne sono molti: Malaparte, Austen, Pirandello tra gli altri, ma ci sono anche ricorrenze che riguardano grandi opere. 
    Nel 1847, tra autunno e l'inverno, uscirono tre libri intramontabili, scritti dalle tre sorelle più note della letteratura: Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Gray, dalle menti e dai cuori di Charlotte, Emily e Anne Brontë. È un anniversario importante, dunque. 
    Vale la pena ricordare che senza l'intervento di Charlotte non avremmo conosciuto nessuna delle tre, fu lei infatti a convincere le sorelle della possibilità di essere pubblicate, fu lei che inviò i manoscritti, che seguì il percorso necessario per arrivare alla stampa, prima con una raccolta di poesie a sei mani e tre pseudonimi, poi per i tre loro libri.
    Il primo romanzo che Charlotte cercò di far pubblicare fu Il Professore (suo prima opera che poi uscì postumo), ma vedendolo respingere in continuazione al contrario di quanto, a un certo punto, avvenne per i romanzi delle sorelle, decise di lasciarlo da parte e si buttò anima e corpo nel suo personaggio più riuscito e nella goticissima vita di Jane Eyre
    Così, Anne e Emily videro pubblicate le loro opere dal medesimo editore, Thomas Cautley Newbay, nel dicembre; Charlotte, che dopo i rifiuti del precedente romanzo iniziò a inviare Jane Eyre, fu pubblicata da Smith, Edler & Co, che rimase poi il suo editore negli anni a venire, nell'ottobre dello stesso anno.
    Dalla canonica di Haworth nel 1847 vennero fuori tre voci, la poesia travolgente di Emily che ci spiazza coi suoi personaggi, il rigore e le descrizioni indimenticabili di Charlotte, i tratti pedagogici di Anne. Ellis, Currer e Acton Bell, i loro tre pseudonimi, gli autori che in pochi mesi pubblicarono pubblicato tre opere rimaste vive per centosettant'anni.
    Di Emily non abbiamo altro, morì il dicembre seguente, nel 1848, Anne produsse ancora un romanzo La signora di Wildfell Hall, Charlotte ci ha portato con sé fino al magnifico Villette.
    Nulla sarebbe successo senza la caparbietà di Charlotte, o meglio, le tre sorelle avrebbero scritto comunque, noi non saremo diventati loro lettori, e allora nel 2017 festeggiamo questo triplice compleanno quasi bicentenario.
    Per ricordare la prima uscita delle tre Brontë, ho ripescato un'edizione che trovata in un negozio di libri usati a Roma, una raccolta a tre voci del giugno 1965, quando si traducevano anche i nomi, o almeno quelli che avevano un corrispondente in italiano
    ...ma per fortuna per la brughiera si sente comunque chiamare Heathcliff!


    Copia in foto:
    Titolo: Tre romanzi
    Autore: Charlotte, Emily e Anne Brontë
    A cura di: Lia Spaventa Filippi
    Editore: Edizioni Casini
    Anno: 1965
    Prezzo: 4.500 lire


    domenica 14 maggio 2017

    Tornare a Dresda per la domenica di tè #72






    "Non mi pento. Qualsiasi altra strada avrebbe portato a un equivalente di questo. 
    Ero destinata a bere tè e a occuparmi della fabbrica, senza l'ispirazione per scrivere. 
    Mi sento svuotata. Ma non l'annoierò con le mie lamentele. 
    Forse non lo sa, ma abbiamo una fabbrica di viti. 
    Non creda che mi importi aver scambiato le lettere con questo. 
    In realtà le viti sono spaventosamente profonde. 
    Ci si può scrivere sopra un trattato di filosofia. 
    Eraclito l'oscuro disse che la vite è la sintesi della retta e del cerchio. 
    Vede? nel suo movimento, la curva e la retta sono una cosa sola. "


    Alfonso Cruz, La bambola di Kokoschka


    Libro
    Titolo: La bambola di Kokoschka
    Autore: Alfonso Cruz
    Traduzione: Marta Silvetti
    Anno: 2016
    Prezzo: 17,00 euro

    Nome: Black Mojito
    Tipo: aromatizzato
    Colore: nero
    Provenienza: Cina
    Aroma: menta e lime
    Negozio: Tee Rausch, Dresden

    giovedì 11 maggio 2017

    Caffè nero per tutti: le Edizioni Black Coffee


    credits: Black Coffee


    È nata da poco una casa editrice dedicata alla narrativa nord americana, si chiama Black Coffee, gli editori sono già noti ai book blogger, ma per tutti i lettori ecco qui il nuovo progetto editoriale di Sara Reggiani e Leonardo Taiuti. 

    Black Coffee è un pulcino dell’editoria, è nata da pochissimo e dalla passione di qualcuno che si è trasformato in editore, ve lo avranno chiesto in tanti, ma vi va di raccontare il momento in cui avete deciso “ok, si parte.”?
    Me lo ricordo come fosse ieri. È stato nell’inverno del 2013 che ho proposto a Leonardo di aprire una piccola casa editrice in cui riversare la nostra esperienza di traduttori e scout. Era sera, poco prima di cena, e gliel’ho detto più che altro per vedere che faccia faceva. Poi però mentre gli elencavo le mie motivazioni, mi sono accorta che ci credevo più di quanto immaginassi, che avevo le idee già molto chiare, che sapevo dove andare. Quando ho smesso di parlare, lui ha detto solo, Ma sì, proviamoci, non ci manca nulla. Poco dopo siamo andati a trovare mia sorella, che all’epoca viveva ad Amsterdam e chiacchierando con lei è spuntato fuori il nome, Black Coffee (stavamo ascoltando la canzone interpretata da Ella Fitzgerald). Nei mesi a venire ci siamo rimboccati le maniche: abbiamo sviluppato il progetto, valutato autori, cercato alleati. Eravamo quasi pronti. Abbiamo detto “Ok, si parte” all’inizio del 2014, ma i timori erano ancora tanti e, quando è arrivata la proposta di portare Black Coffee nel catalogo Clichy sotto forma di collana, abbiamo accettato. Ci servivano delle conferme, avevamo bisogno di capire che cosa pensavano i lettori delle nostre scelte. Ci capiranno?, ricordo che mi chiedevo, perché non ho mai messo in dubbio che io e Leonardo avessimo fiuto. E ci avete non solo capito, ma anche sostenuto. Si è instaurato un dialogo tra noi e voi. A quel punto non siamo più riusciti ad accontentarci, ad adeguarci a una realtà che non ci rispecchiava in tutto e per tutto, a chiedere il permesso, insomma. Dovevamo proseguire da soli quella conversazione iniziata con i nostri lettori. Perciò, nella primavera dell’anno scorso, ci siamo detti, Ora basta, si parte davvero. E recuperata l’indipendenza, siamo andati per la nostra strada. 

    Facciamo subito quelle cosa bellissima che le rockstar fanno alla fine dei concerti, quando si presenta tutto il gruppo, voi chi siete? E come vi siete trovati?
    Io e Leo, ormai lo sapete, ci siamo conosciuti in Giunti e abbiamo proseguito insieme come traduttori freelance. Lui fiorentino doc, io pesarese trapiantata prima a Bologna poi a Firenze. Lui giovane, serio e metodico, io un po’ meno giovane, molto meno seria, affatto metodica. Volevamo circondarci di professionisti che condividessero le nostre scelte, che non solo sapessero lavorare bene, ma che comprendessero i nostri intenti senza bisogno di tante parole. Non importava che vivessero a Firenze, ancora non abbiamo una sede vera e propria. Black Coffee è più uno stato mentale! Come prima cosa, siamo andati a ripescare quelle persone che nel corso del tempo avevano dimostrato uno spirito affine al nostro. Raffaele Anello (grafico e art director di Black Coffee; vive a Berlino) ed Emanuela Busà (redattrice) erano stati nostri collaboratori in Giunti. Siamo anche grandissimi amici e con Black Coffee coroniamo finalmente il sogno di lavorare a una cosa che è soltanto nostra. Poi abbiamo scelto le figure che ci mancavano: Giorgio Collini, responsabile dei social media, è di Roma e con lui ci siamo capiti al volo, la comunicazione di BC doveva essere in un certo modo ed era il suo modo; Marta Ciccolari Micaldi, alias la McMusa, l’avevo incontrata a un Salone del Libro, quando ancora eravamo una collana di Clichy, e scambiandoci due chiacchiere ho capito che le nostre strade si sarebbe incrociate di nuovo, così appena aperta Black Coffee come realtà indipendente le ho affidato il compito di aiutarci a “raccontare” questa storia perché la conosceva, la amava e sapeva comunicarla nel modo giusto, con serietà ma anche con un atteggiamento pop cui puntavamo; Marta ci ha presentato Francesca Pellas che ora è il nostro ufficio stampa/scout di base a New York (mi sono bastati due messaggi vocali e una mail per capire che era una di noi, e le ho proposto di salire a bordo). 

    Come scegliete i libri, quali sono le vostre regole per la caccia al titolo e all’autore, se ne avete?
    Stabilita la linea editoriale (autori nordamericani esordienti alternati a recuperi dal passato, voci femminili in prima linea – quest’anno pubblichiamo solo donne, come dichiarazione d’intenti – fiction e non fiction, attenzione alla forma del racconto), ci siamo messi alla ricerca di testi insoliti, che trattassero cioè temi conosciuti, ma da punti di vista nuovi. Solitamente facciamo così: io individuo gli autori, valuto le opere che attirano di più la mia curiosità e, se passano, le sottopongo a Leo. Passano solo autori che mi afferrano per la gola entro la cinquantesima pagina. Sono disposta a sorvolare su certe ingenuità – soprattutto con gli esordienti – ma mi devono prendere. Non sono una persona paziente. Mi innamoro e non vedo più niente. Allora qui subentra Leo che modera, che mi pone domande, insinua il dubbio. Se riesco a convincerlo nonostante le reticenze, il libro passa e inizia la lotta per l’acquisizione dei diritti. Ma questa è un’altra storia.

    Black Coffee ha degli editori di riferimento? Dei modelli di impresa o di catalogo?
    I nostri modelli di riferimento sono le case editrici indipendenti americane, perché ci piace la spontaneità e l’entusiasmo con cui costruiscono il loro rapporto con i lettori. Come ho detto in altre occasioni, siamo e resteremo una realtà di piccole dimensioni, per essere liberi di creare un discorso che magari non interessa a tutti, ma fa breccia su chi ha le nostre stesse passioni. In America sono tante le case editrici così e creano una rete culturale di grande valore. Sopperiscono alle mancanze della grande editoria. Per dirne una, osservo molto Two Dollar Radio, fondata da una coppia come noi che pubblica testi coraggiosi e insoliti. Cerco per quanto possibile di non “imitare” nessuno, perché altrimenti non offriremmo nulla di nuovo al panorama editoriale italiano.

    Il futuro di Black Coffee è già programmato? Sapete dove state andando?
    Sappiamo molto bene dove stiamo andando, cosa vogliamo portarvi e come, ma di certo non abbiamo programmato tutto, per carità. Siamo consci delle dimensioni che vogliamo raggiungere, dei nostri punti forza e delle nostre debolezze. Guardiamo tutti nella stessa direzione, ma restiamo aperti alle eventualità. Questa è un’avventura, se sapessimo già tutto, non ci sarebbe più gusto.

    Siete già molto presenti online, sui social e in contatto con i book blogger, qual è il vostro rapporto con chi parla di libri qui sul web? Twitter, Instagram sono diventati analoghi a un passaparola, credete nella comunicazione eterea?
    Crediamo molto nel dialogo con i nostri lettori. Siamo diventati editori per comunicare qualcosa. Facciamo libri per voi, non per noi stessi, e desideriamo sapere che cosa vi suscitano. Nel corso degli anni ho instaurato un rapporto stretto con molti blogger che stimo e con lettori in generale che si sono dimostrati particolarmente attenti. Mi piacerebbe accorciare il più possibile la classica distanza fra editore e lettore. Troppo spesso l’editoria assume atteggiamenti snob, avvolgendosi di un’aura di distacco che non fa bene a nessuno. Senza il sostegno di alcune persone che scrivono di libri sul web, noi forse non avremmo avuto tutto questo coraggio. Quindi sì, credo nel potere del passaparola sui social, ma apprezzo solo pareri ragionati, critiche motivate, complimenti sinceri. Dei leccaculo non me ne faccio niente.

    A breve saremo tutti a Torino, noi lettori per piacere, noi blogger per conoscere, salutare, scoprire (scusa ma ho uno sdoppiamento di personalità a volte), voi editori anche per promuovere. Cosa pensa Black Coffee delle fiere e come vi state preparando al vostro primo Salone del Libro?
    Adoriamo le fiere perché ci permettono di conoscere di persona i nostri lettori, farci un’idea di chi è il nostro lettore tipo. Io e Leo siamo tipi socievoli, e la fiera ci dà modo di far capire che Black Coffee è frutto della nostra passione, non solo un’impresa economica. Quest’anno in particolare il Salone si preannuncia elettrizzante e siamo fieri di debuttare in questa edizione che promette un’attenzione particolare agli Stati Uniti. Avendo soltanto tre titoli in catalogo abbiamo deciso di partecipare all’interno dell’incubatore e offrire ogni sera un aperitivo particolare, con letture dal nostro ultimo titolo, Happy hour di Mary Miller, accompagnate da cocktail a base di vodka texana. Insomma faremo del nostro meglio per raccontarvi lo spirito della nostra casa editrice e lasciarvi dentro qualcosa (non solo l’alcol!).

    Cosa vedremo prossimamente marchiato dalla vostra (fichissima) tazza di caffè?
    Dopo Happy hour faremo una piccola pausa e torneremo in autunno con un’opera di non fiction di Amy Fusselman, autrice esordiente, e un’antologia di racconti di Joy Williams, grande maestra del racconto americano ancora praticamente (e inspiegabilmente) sconosciuta in Italia. A chi sarà al Salone consiglio di venire a curiosare nel nostro catalogo!

    Cosa vi augurate?
    Ci auguriamo di poter avere il successo sufficiente a continuare a fare quello che stiamo facendo. Né più né meno.

    Grazie Sara e buona lavoro a voi.